MAX LEOPOLD WAGNER E SARDEGNA

 

 

Grazie alla sue vicende storiche e al bilinguismo Sardo-Italiano, la Sardegna assume un ruolo particolare all`interno dell`Italia.  Insieme alla Valle d`Aosta, all`Alto-Adige, al Friuli-Venezia-Giulia e alla Sicilia, la Sardegna è una Regione a Statuto Speciale. In Sardegna, 1,3 milioni di persone parlano il sardo, che comprendono l`80% della popolazione sarsa totale e il 3% di quella italiana. ( ci sono diversi "sardi" e variazioni, tra logudorese, gallurese, barbaricino, campidanese, algherese, carlofortino, sassarese etc... quando si parla di "sardo" si intende il "logudorese".)

Max Leopold Wagner  era un linguista e glottologo tedesco che, per primo, ha studiato sistematicamente la lingua e la cultura sarda e ha redatto diverse opere su questo tema. H. Kröll lo ha definito come "il vero artefice della grammatica sarda".  Wagner ancora oggi è considerattoo come uno dei maggiori conoscitori della lingua e della cultura sarda, nonché fra i romanisti di maggior spicco del ventesimo secolo. Durante la conferenza verranno descritte le fasi più importanti dei soggiorni di Wagner avvenuti in 20 paesi della Sardegna nel periodo tra il 1925 e il 1927 in cui intervistò diverse decine di informatori locali allo scopo di effettuare le rilevazioni lessicali per l’Atlante Linguistico Italo-Svizzero, e verranno mostrate le foto più significative scattate nell’isola dallo studioso tedesco.

Max Leopold Wagner è nato il 17 settembre 1880 a Monaco di Baviera (Munich, München) e deceduto a Washington il 9 luglio 1962. Si laureò a Monaco discutendo una tesi di laurea sulla formazione delle parole in sardo. Nel 1907 ultimò a Würzburg la sua tesi di dottorato sulla Fonetica dei dialetti sardi meridionali (Lautlehre der südsardischen Mundarten). Lo troviamo in Sardegna per la prima volta nel 1905 per studiarne la lingua, vi ritorna poi nel 1912 e in altri viaggi con ritmo quasi annuale.

Oltre a Wagner, a cui fu affidato il compito di eseguire i rilevamenti dialettali in 20 località sarde, gli altri due esploratori coinvolti nell’ambizioso progetto erano il linguista svizzero Paul Scheuermeier, che eseguì i rilevamenti in ben 306 località dell’Italia centro-settentrionale e della Svizzera meridionale, e il filologo tedesco Gerhard Rohlfs, a cui vennero affidate le inchieste in 80 località dell’Italia meridionale.

Dal 1925 al 1927 soggiornò varie volte in Sardegna allo scopo di effettuare le rilevazioni lessicali per l’Atlante Linguistico Italo-Svizzero curato e pubblicato da Karl Jaberg e Jakob Jud tra il 1928 e il 1940, per il quale il Wagner stabilì contatti con molti studiosi di cose sarde, tra i quali Pietro Casu, figura di prestigio per gli intellettuali sardi e non della prima metà del Novecento. L’Atlante consta di otto volumi che comprendono ciascuno oltre duecento tavole delle dimensioni della carta base del Touring Club Italiano e su cui è riportato il lessico (ma anche frasi e forme verbali) di 406 dialetti di altrettante località italiane e della Svizzera meridionale. Il compito dei tre studiosi era quello di intervistare informatori locali in base ad un questionario di circa 2000 vocaboli elaborato da Karl Jaberg e da Jakob Jud, il cosiddetto questionario normale (Qn).  Gli informatori dovevano essere persone che padroneggiassero il dialetto alla perfezione, preferibilmente pastori e contadini che avessero vissuto sempre in quella stessa località o che perlomeno non si fossero trattenuti troppo a lungo in un altro luogo. Il lessico che i ricercatori dovevano raccogliere e preservare dall’incalzante modernità che minacciava l’estinzione non solo della cultura contadina ma anche delle parlate dialettali, riguardava prevalentemente quello della cultura materiale tradizionale, come gli oggetti e le attività dell’agricoltura e della pastorizia ma anche semplicemente i numeri, i nomi dei mesi dell’anno, dei giorni della settimana e delle stagioni, per arrivare alla terminologia dei vari gradi della parentela, l’età, l’amore, la nascita, il matrimonio, la morte, e così via.

Al termine di ciascuna inchiesta ogni esploratore spediva all’università di Berna e di Zurigo il questionario con le risposte dell’informatore.

In Sardegna le inchieste furono effettuate dall’autunno del 1925 all’estate del 1926 a Macomer, Nuoro, Cagliari, Sant’Antioco, Sassari, Ploaghe, Villacidro, Tempio, Bitti, Dorgali, Fonni e Desulo. Dalla primavera del 1927 fino all’estate dello stesso anno ad Escalaplano, Perdasdefogu, Baunei, Santu Lussurgiu, Milis, Mogoro, Busachi e Laconi. Oltre alla compilazione del questionario normale contenente le risposte degli informatori, gli esploratori dovevano redigere il cosiddetto verbale d’inchiesta, in cui venivano indicati: il nome della località, il punto (corrispondente ad una numerazione interna dell’Atlante), la durata dell’inchiesta, di solito 3-4 giorni, e il numero delle ore lavorate per il completamento della stessa.

Immediatamente dopo seguiva una sommaria descrizione dell’informatore e delle particolarità fonetiche del dialetto sottoposto ad indagine. Wagner, Scheuermeier e Rohlfs avevano anche il compito di scattare fotografie, spesso corredate da disegni esplicativi, di oggetti, attività lavorative e persone con l’abbigliamento tradizionale dell’epoca.

La attività di Wagner viene raccontata dagli studiosi sardi suoi contemporanei come una ricerca sul campo di grande impegno e partecipazione[2]. Si narra che fosse solito muoversi a piedi o in bicicletta da un paese all'altro, conosciuto e stimato dalle comunità locali.

Dopo la pubblicazione del suo manuale La lingua sarda: storia, spirito e forma (1950), Wagner partì alla volta di Washington, città nella quale fino alla sua morte sopraggiunta nel 1962, attese alla redazione del Dizionario Etimologico Sardo. Lascia in eredità oltre 450 scritti, di cui più della metà sono dedicati alla lingua e alla civiltà sarda, cosicché Wagner a ragione può essere considerato come “il vero artefice della grammatica sarda” (Heinz Kröll).

La sua opera principale è il Dizionario Etimologico Sardo, DES, che nel 1955 gli valse il conferimento della cittadinanza onoraria contemporaneamente di Cagliari, Sassari e Nuoro. Dopo un lungo indugiare a causa delle malferme condizioni di salute e delle vicende politiche dell'epoca, Max Leopold Wagner accettò di recarsi in Sardegna nel novembre del 1925 allo scopo di effettuare le inchieste lessicali per l’Atlante Linguistico Italo-Svizzero. Fu così che tra il 1925 e il 1927 il linguista tedesco fece la spola tra la Sardegna e il Continente trattenendosi nell’isola per circa un anno. Con l’aiuto di un questionario di circa 2.000 vocaboli soggiornò, non sempre senza disagi, in 20 località dell'isola intervistando diverse decine di informatori locali. Il presente volume contiene la descrizione del carattere degli informatori e le condizioni generali della rilevazione, le osservazioni fonetiche al questionario, foto e schizzi con relativi commenti, nonché alcune impressioni personali della sua esperienza nella Sardegna di allora commentate dal linguista svizzero Siegfried Heinimann.

Max Leopold Wagner lascia in eredità ai sardi materiali linguistico-etnografici nonché etnologici rimasti finora inediti e sicuramente tra i più significativi per riscoprire la Sardegna degli anni Venti del secolo scorso.

Raramente lo sviluppo delle conoscenze scientifiche su una lingua è legato in maniera così stretta alla figura di uno studioso come è accaduto per il sardo con Max Leopold Wagner...

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